
Gli uomini di Delio Rossi vincono ai rigori contro la Sampdoria di Cassano
Era altissima la posta in gioco per Lazio e Sampdoria, due formazioni che viaggiano a centro classifica in campionato e che da tanto tempo non vincevano un trofeo. La vittoria oltre agli altissimi introiti ecomici consentiva l’ingresso in Coppa Uefa e la possibilità di giocarsi la Supercoppa Italia a Pechino. Purtroppo la pressione si è fatta sentire e l’incontro non è stato sicuramente dei più avvincenti ma ha di sicuro rispecchiato tutti i canoni di una finale rigori compresi.
Infatti la partita decisiva per alzare il trofeo si è deciso ai rigori in virtù dell’1a 1 dopo i novanta regolamentari e i tempi supplementari. La Lazio parte fortissimo e dopo 4 minuti è già in vantaggio grazie ad un invenzione del suo uomo migliore: Mauro Zarate. L’argentino parte dalla fascia sinistra del campo e arrivato sul vertice dell’area lascia partire un gran tiro che si insacca alle spalle di Castellazzi. Il portiere blucerchiato è grande protagonista dopo dieci minuti prima respingendono il tiro di Kolarov e poi compiendo un incredibile miracolo sul tiro a botta sicura di Pandev.
La Sampdoria attende il momento opportuno per recuperare lo svantaggio che arriva al 31esimo minuto. Cassano dalla sinistra fa partire un preciso traversone per la testa di Stankevicius, palla per Pazzini che lesto gira in rete. La partita finisce praticamente qui, le squadre hanno paura di commettere qualche errore che sarebbe difficile recuperare. La Lazio, in realtà, cerca i varchi giusti e la Sampdoria attende qualche contropiede da poter effettuare. I supplementari scorrono veloci e la fatica la fà da padrone. La lotteria dei rigori sarà a decidere la vincitrice della Coppa Italia. Sbagliano Cassano e Rocchi. Si va ad oltranza e al settimo tiro Muslera ipnotizza Campagnaro. Così è il freddo Dabo a regalare alla Lazio la quinta Coppa Italia, il primo trofeo dell’era Lotito.

