Una settimana europea sicuramente infelice, quella che si lasciano alle spalle le squadre italiane, che ha visto tre sconfitte (Milan, Fiorentina, Roma) e soltanto una Juve ancora convalescente sorridere.
Una consuetudine, quasi consolidata, quella che accompagna le nostre squadre nelle fasi a eliminazione diretta, che dovrebbe preoccupare, e non poco, tutto il movimento calcistico nostrano per il futuro. Ma veniamo alle partite…
Amsterdam: all’Amsterdam Arena, va di scena l’andata dei sedicesimi di Europa League, tra “l’Inter d’Olanda” (così definita da alcuni) e la Juventus, che ancora con le idee confuse sembra aver ritrovato almeno i gol dei suoi due bomber, Del Piero (alla ricerca del suo 300esimo gol) e Amauri.
Forte del suo collettivo, e di alcune interessanti individualità (vedi Suarez, Eriksen e Van der Wiel) domina il gioco per gran parte della gara e colpisce intorno al 15” con un contropiede fulmineo di Sulejmani, che attraversa l’intero campo indisturbato e infila un Buffon ancora fuori forma, sotto le gambe. Sembra la Juve di Ferrara. Molle, senza idee che si fa infilare da contropiedi da oratorio. Ma qualcosa, con Zac, pare essere cambiato: da una grande azione del capitano bianconero nasce il perfetto cross di De Ceglie (rispolverato da mesi di panchina) che trova Amauri, al suo secondo gol in tre giorni. La gara si riequilibria.
Secondo tempo, inizia esattamente come il primo. Su una combinazione Marchisio-Del Piero nasce il raddoppio: azione quasi fotocopia del primo, cross e Amauri, immarcabile su questi palloni, trafigge per la seconda volta Stekeleburg. Da qui parte l’assedio dei Lancieri, che però non porta a nulla. Vittoria importantissima esterna che fa ben sperare per il ritorno, tra sette giorni, in quella che è stata “la vittoria della sofferenza” (Zaccheroni dixit).
Atene: E’ una Roma ormai arrembante in campionato (-7 dall’Inter), con venti risultati utili consecutivi, che non vuole interrompere la sua scia di gare senza sconfitte e proseguire senza troppe difficoltà la sua corsa in Europa. Panathinaikos in leggera difficoltà, anche in campionato, che vive un momento di confusione all’interno dello spogliatoio.
Parte forte la Roma, che trova il vantaggio con Vucinic. Gara ampiamente dominata e controllata. Al 39′ però l’evento che cambia la partita: esce Julio Sergio, sempre in formissima e decisivo, per infortunio ed ecco Doni, al rientro dopo tempo. Il portiere, arrugginito, avrà più di qualcosa da farsi perdonare per alcune sue incertezze.
Nella ripresa cambia la musica, Panathinaikos più coraggioso: su angolo al 22′ Salpingidis pareggia. Pochi minuti e la Roma passa nuovamente con Pizzarro su rigore, ma passa un minuto e pareggiano i greci nuovamente su angolo.
La gara sembra finita, ma i verdi di grecia ci credono e allo scadere Cissè, in ombra fino a quel momento regala la vittoria. Roma sprecona, che fa infuriare il suo tecnico, Ranieri, ma che lascia aperta la porta alla qualificazione agli ottavi.



