venerdì 19 novembre 2010

Con la tessera del tifoso dimezzato il pubblico negli stadi

Pubblicato da Massimo Veronese


Con l’introduzione della tessera del tifoso negli stadi italiani la diminuzione dei tifosi sugli spalti è scesa di moltissimo e si vedono stadi desolanti.

Il campionato italiano 2010/2011 sarà ricordato senza dubbio come “il campionato della Tessera del Tifoso”.

Questo è l’anno degli spalti vuoti, delle proteste.
Tra le cause imputabili ci sono il costo della stessa (10 euro), la schedatura dei tifosi e le poca incidenza nel ridurre la violenza.

Dati in controtendenza rispetto ad altri paesi, dove alla tessera del tifoso si è preferito adottare altri metodi per contrastare la violenza.

Nella maggioranza dei paesi europei non viene utilizzata nessuna tessera, né per fini di merchandising né come soluzione alla violenza, alla quale si risponde con un maggiore dispiegamento di forze di polizia, biglietti nominativi e registrazioni video capaci di identificare i più facinorosi.

In Inghilterra e Spagna si utilizzano tessere facoltative considerate un privilegio, una vera fidelizzazione attiva con il club per ottenere diritti di prelazione, senza banche o partner commerciali.

Sul podio delle presenze negli stadi troviamo la Germania con una media spettatori di 42.790 per la Bundesliga, l’Inghilterra con 34.088 nella Premiere League e la Spagna con 28.971 per la Liga.

I dati, che rispecchiano le presenze della scorsa stagione, vedevano l’Italia al 4° posto con una media di 23.899 spettatori per la Serie A, dati che hanno subito una flessione negativa nel primo scorcio della stagione corrente.

La Tessera del Tifoso nasce come strumento di “fidelizzazione”, in grado di creare la categoria dei “tifosi ufficiali”, adottato dalle società di calcio.

Oltre a costituire titolo di accesso allo stadio è una carta di credito ricaricabile valida 5 anni.

Idea originaria che non è stata rispettata, suscitando le proteste più accese, in quanto questa è divenuta una sorta di Bancomat con un microchip in grado di monitorare gli spostamenti dei possessori.

La tessera è vista come una manovra commerciale più che come deterrente alla violenza.

È un mercato potenziale di circa 4 milioni di nuove tessere del tifoso le cui operazioni  costano in media 1 euro. Ogni tessera del tifoso venduta al costo medio di 10 euro, moltiplicati per 4 milioni di clienti vede un potenziale volume d’affari considerevole.

Al 30 settembre 2010 le tessere sottoscritte sono state 655 mila.

Il Milan cresce e arriva a 28.754 rispetto lo scorso anno (27.865); la Fiorentina scende a 15.530 contro i 20.349, diversa situazione per il Palermo che sale a 16.840 (16.370 lo scorso anno); scendono gli abbonamenti anche per l’Udinese: 11.043 (13.960); il Cesena sale grazie all’effetto serie A con 10.924 abbonati (8175 in B); calo anche per la Sampdoria: 18.530 contro i 20.408.

I tifosi abbonati della Roma passano a 18.000 circa rispetto ai 24.454; meno abbonati per il Parma che passa a 10.400 rispetto i 13.691 del 2009/2010. La Juventus resta ancora il fanalino di coda tra le squadre più blasonate con 12.000 circa (19.048).

Evidente il calo della Lazio, nonostante il buonissimo avvio di campionato, passa a 12.500 rispetto ai 27.594 della stagione 2009/2010.

Parlando della media spettatori, l’Inter rimane stabile al 1° posto con una media di 67.330 spettatori dopo le prime 4 partite.

Al 2° posto troviamo il Milan, con una media di 42.723 spettatori, al 3° posto c’è il Napoli, che supera la Roma, con 39.344 di media.

La tessera del tifoso non ha avuto un peso cosi incisivo nel ridurre la violenza negli stadi.

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